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15.09.2019 | Armadio Verde Team

Biografia semiseria di una swapaholic :)

Armadio Verde

di Rossella Calabrò

 

Mia madre, da giovane, era una donna bellissima e molto elegante. Avete presente Claudia Cardinale? Ecco, praticamente era una sua sosia. Io assomiglio a mio padre, tutto un altro genere, più cialtrone e arruffato. Comunque.

Quando ero piccola, certi pomeriggi andavamo a casa di mia zia. Io giocavo di là con le cuginette, e intanto mia madre e sua sorella, in salotto, giocavano a scambiarsi i vestiti, le borsette, le scarpe. Le cose che non piacevano più a una piacevano all'altra e, avendo la stessa taglia e più o meno gli stessi gusti, alla fine del pomeriggio avevano rinnovato i rispettivi armadi, ed erano tutte contente.

Io ero molto combattuta tra giocare con le bambole nella camera delle mie cuginette, o giocare con quelle grandi bambole in carne e ossa - mamma e zia - curiosando tra i loro vestiti e dando consigli assolutamente non richiesti. Adoravo curiosare tra quelle montagne di tubini, borsette, tailleur e golfini d'angora che le due Barbie umane, concentratissime, ammonticchiavano sul divano giallo senape. Ma il salotto, per noi bambine, era off limits. Un po'come il deposito di zio Paperone, pieno di cartelli con scritto Sciò, Pussa Via, Vietato l'Accesso, Alla Larga Bassotti. E noi, bassotte, lo eravamo parecchio, sia per le misure da nanette, sia per quanto eravamo impiccione e francamente moleste. :)

Poi, l'anno scorso, ho incontrato Armadio Verde. Praticamente il deposito di zio Paperone. Un armadio virtuale gigantesco, che si rinnova ogni poche ore, pieno zeppo di abiti, borse, scarpe. Tutti da scambiare con altre donne. Come facevano mia madre e mia zia. Ma qui, l'accesso al deposito, è libero. Ti iscrivi e, magia, non sei più una della famigerata banda Bassotti. Sei la benvenuta.

Armadio Verde è un'idea geniale che, per come sono fatta io, ha tutte le caratteristiche per essere la mia droga. Una droga che fa bene, eh.

A parte la possibilità di rinnovare il mio guardaroba con un contributo di pochissimi euro, e la possibilità di dare un po' di respiro al mio armadio svuotandolo di capi che non metto più, c'è una grossa componente ludica che, per una giocherellona come me, è fondamentale. Il brivido quando riesco a catturare il capo più ambito (tecnica, velocità e colpo d'occhio, signore mie, che si acquisiscono sul campo). Il divertimento di condividere il gioco con altre amiche, commentando i capi mentre si perlustra il sito. Il piacere, quasi la tenerezza, di dare una seconda possibilità a un cappottino che non amo più, a una borsa che ho trascurato per mesi lasciandola in fondo all'armadio. E la magia, come se fosse la mattina di Natale, ogni volta che arriva a casa la scatola di Armadio Verde piena di vestiti. L'emozione dell'attesa, la frenesia quando, con le forbici o addirittura con un coltello, taglio il nastro adesivo e apro la scatola. Chi l'ha provato lo sa.

A me piace mandare ad Armadio Verde capi davvero belli, di marche prestigiose. Non sempre, a volte invio capi belli ma di brand basici, ovvio, mica sono zia Paperona. :) Ma so che, mandando capi preziosi, ottengo tre risultati. Uno, una caterva di stelline (le stelline sono i crediti con cui vengono valutati i capi, e che servono come moneta per scambiarli con altri, magari ancora più preziosi ). Due, provo il piacere di condividere qualcosa di veramente bello, di valore, con donne che lo apprezzeranno più di quanto abbia fatto io. Tre, contribuisco a fare crescere, con sempre maggiore qualità, un'azienda in cui credo e che adoro. Un'azienda in cui, i prodotti, vengono solo dagli utenti. E questo mi affascina, mi fa sentire protagonista di un progetto bellissimo.

Okay, okay, ve l'avevo detto che Armadio Verde è la mia droga, quindi lasciatemi fare questa sviolinata, dai, era un anno che la volevo fare. :)

 

 

 

 

 

 

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