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21.11.2018 | Armadio Verde Team

I cappotti con la C maiuscola

 

Iconici, senza tempo, evergreen. Ecco una carrellata dei più famosi, i must have che ogni donna vorrebbe avere nell'armadio

 

Se ti dico cappotto, che cosa mi rispondi? Ogni donna ha in mente il cappotto dei sogni e di certo non esiterà a dire prontamente quale sia. Stiamo parlando di un capo forte, deciso, che è stato oggetto di ispirazione dei più grandi stilisti e soprattutto delle più note maison, che lo hanno reinventato, arricchito, corteggiato, esaltato. Risultato? Esistono dei modelli impareggiabili, che chiamare iconici sarebbe riduttivo. Più che must have, sono spesso di fatto identificati come IL cappotto. E sicuramente molte di voi, davanti alla domanda iniziale, hanno pensato proprio a loro. Poi esistono delle trame che sono diventate un cult, grandi classici che non passeranno mai di moda.

Possedere questi cappotti è proibitivo? No, non sempre. Certo, ci sono modelli legati ad alcuni brand che hanno costi elevati, altri invece sono accessibili. Ecco una carrellata dei cappotti entrati nella storia, per un rapido ripasso. Ricordandovi che sul sito di Armadio Verde, ne potete trovare molti, in continuo assortimento e per tutti i gusti.

 

 

- Max Mara ha fatto del cappotto un vero punto di forza. Difficile che qualcuno non abbia mai sentito parlare del modello 101801, disegnato nel 1981 da Anne Marie Beretta, diventato un vero mito. Linee semplici e pulite: in lana e cashmere, color cammello, doppiopetto a sei bottoni. Impeccabile. O anche il modello Manuela, cammello lungo con la cintura che cinge la vita, delineando la silhouette.

 

- un altro grande cappotto di Max Mara che merita un paragrafo a parte è il Teddy Bear, nato negli anni Ottanta. Impossibile non averlo mai notato: l'effetto peluche e i volumi pomposi non passano inosservati. Non è un cappotto alla moda, è un classico, un rifugio durante le giornate invernali, che in principio era stato realizzato proprio usando tessuti peluche in fibre nobili

 

- il loden. Antichissimo, fin dal Medioevo in Tirolo e Alto Adige i contadini tessevano e filavano questo tessuto prodotto con lana di pecora. Ma è una leggenda a partire dagli anni Settanta, quando è diventato simbolo degli intellettuali nella versione verde. Ma non dimentichiamo che nelle versioni colorate hippie, piacevano molto anche al popolo della notte. Certo è che si tratta di un evergreen, versatile e trasversale

 

 

- il montgomery. Questo sì che è un capo ricco di storia. Segno distintivo: pesante tessuto di lana praticissimo. Pratico a tal punto che fu adottato dalla Marina inglese ed è chiamato così in onore del generale britannico Bernard Law Montgomery, l’eroe di El Alamein, che non perdeva occasione per indossarlo. Come lo si riconosce? Innanzitutto la chiusura con gli alamari. E poi il cappuccio, due tasconi applicati e impunturati, la fodera, spesso in lana tartan e la lunghezza a metà coscia. Anche se sono stati fatti modelli di vari tipi e lunghezze alternative

 

- il caban. Forse poche conosceranno questo nome. Ma di certo hanno presente quello che definisce. Il caban, nato come cappotto militare, è ora un capo unisex. Linea ampia, la chiusura è doppiopetto, lunghezza media, in origine era rigorosamente blu, ma adesso circolano le versioni più disparate.