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01.09.2019 | Armadio Verde Team

Il mio primo tremendissimo giorno di scuola

Back to school di Rossella Calabrò (quack)

 

Il mio primo giorno di scuola è stato un trauma. Ma tanto, eh.

Prima di tutto, non essendo stata all'asilo, non ero abituata a trovarmi in mezzo a così tanti bipedi sotto il metro di altezza. Avevo un gatto e due cuginette. Tutto qui.

 

Trovarmi sparata di botto in una classe di quaranta bambini sconosciuti (sono figlia del baby boom) è stato un po' come se un orsetto in letargo si trovasse improvvisamente la caverna invasa da un centinaio di cocorite festanti che gli svolazzano e scagazzano intorno.

 

Poi, siccome non è che l'autostima ce l'avessi altissima, mi sembrava che tutti, ma proprio tutti i bambini della mia classe fossero molto più belli, molto più sgamati, molto più bambini di me. Cosa c'entrava, mi chiedevo, quel mio taglio di capelli a scodella? E quel cazzo di golfino blu, che mia madre aveva insistito perché portassi con me? Ero l'unica - l'u-n-i-c-a - col golfino. Che infatti ho prontamente dimenticato sotto il banco, giuro che non l'ho fatto apposta, non avrei mai osato, epperò le strade dell'inconscio sono infinite. E la cartella? Tutti avevano la cartella di plastica rossa. Io no. Io ne avevo una di vera pelle, marrone. Una roba da adulti che neanche il dottor House.

 

Quanto avrei voluto essere uguale precisa identica spiccicata agli altri. E magari lo ero, perché ci scommetto che almeno una decina di bambine della mia classe avessero i miei stessi problemi di look. Ma non lo sapevo.

 

Quindi vi prego, mamme di tutto il pianeta, il primo giorno di scuola vestite i vostri figli come vogliono loro, non come volete voi. Vestiteli come si vestono tutti gli altri bambini. Gli stessi colori, le stesse marche, gli stessi modelli. Quelle cose che danno sicurezza, che sono morbide come un abbraccio. Se poi sono di seconda mano, meglio ancora, c'è dentro anche l'abbraccio di un altro bambino che le ha indossate prima.

 

Per l'originalità, per uscire dal gregge, per esprimere la propria personalità, c'è tempo tutta la vita. Ma quando si è piccoli, ci si vuole sentire come tante paperette, tutte uguali, con le piume gialle, le zampe arancioni, e il becco all'insù, a guardare le nuvole.

Quack.

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